Associazione Veicetia


La granulazione – una tecnica dell’oreficeria antica

“Anche gli orafi rivendicano l’uso della crisocolla, a loro serve per incollare l’oro; e per questo loro dicono che tutto ciò che è verdeggiante si chiama allo stesso modo.
Comunque sia, essi mescolano il verderame di Cipro con urina di fanciullo, vi aggiungono del nitro e quindi la macinano con un pestello e mortaio fatti di rame di Cipro: i nostri orafi la chiamano santerna.
Così si salda l’oro, quello che chiamano argentoso, la sua reazione è che aggiunta la santerna, emette un lampo.”

Così Plinio il Vecchio, duemila anni fa, nel passo 93 del XXXIII libro della “Naturalis Historia”, tratta della saldatura dell’oro con la crisocolla. Questo tipo di saldatura era in uso, all’epoca di Plinio, già da 2500 anni, poiché era adoperata per la tecnica orafa detta granulazione. I più antichi esempi di oreficeria granulata risalgono alla metà del III millennio a.C. e vengono dalle tombe reali di Ur in Mesopotamia.
Dal II millennio in poi la tecnica si diffonde in tutto il Mediterraneo; usata dagli orafi minoici ed assorbita quattro secoli più tardi dalla Grecia, scompare dopo il crollo dell’Impero Miceneo per tornare in vita al tempo delle colonizzazioni greche del IX sec. a.C.. Mentre i Greci fondavano le loro prime colonie nell’Italia meridionale, mercanti ed artigiani fenici raggiungevano con i loro prodotti la Spagna e l’Etruria.
Il crollo dell’Impero Romano e il successivo lento smantellamento delle infrastrutture commerciali ed artigianali portò alla perdita e all’oblio di moltissime tecnologie applicate, tanto che il mistero attorno alla granulazione e al suo sistema continuò fino al XX secolo inoltrato, fino a quando, negli anni ’30, alcuni orafi inglesi produssero e brevettarono degli oggetti con questa tecnica sconosciuta.
Ma fu negli anni ’80 che si ebbe finalmente la dimostrazione scientifica dell’antico sistema di saldatura a “colla d’oro” su antichi reperti etruschi da parte di Parrini, Formigli e Mello. Mentre la sperimentazione archeologica fu compiuta dal ’90 in poi dai maestri artigiani toscani Trilli e Pacini, autori di splendidi ed esaustivi testi in materia.

L’archeologia sperimentale nel campo dell’oreficeria può portare a dei risultati sorprendenti: molti testi antichi a noi pervenuti ci danno numerose ricette ed informazioni, sta a noi interpretarle e correttamente metterle in pratica attraverso la sperimentazione. I reperti antichi, e non solo di oreficeria, possono aprirci nuovi orizzonti e darci una visione del passato più vicina di quanto possiamo credere.

Per le nostre prove di granulazione abbiamo proposto una situazione di bottega orafa di epoca romana nella quale si usava la “santerna” descritta da Plinio.
L’autore ci informa intorno a varie cose necessarie per ottenere la saldatura a colla d’oro: innanzitutto il minerale di rame dal nome odierno malachite, oppure il verderame, chimicamente identico alla malachite naturale, anch’esso chiamato dagli antichi “crisocolla”.
Una volta macinato finemente in un mortaio fino ad ottenerne una polvere si dovrà poi aggiungere un liquido ed un fondente, fino a che il tutto si amalgami insieme. Per il liquido descritto come “urina di fanciullo” si è usato l’aceto di vino bianco e, per il “nitrum” la soda o il borace naturali. Le composizioni degli elementi dovranno essere tali da ottenere un liquido né troppo denso né troppo fluido in modo che i grani possono essere disposti con facilità seguendo il disegno prestabilito. Per utilizzare questo tipo di lavorazione su superfici curve si dovrà aggiungere al composto un “collante” in modo che i granuli rimangano in posizione. Per questo scopo si può usare la colla di pesce o la gomma adragante o altre gelatine di origine animale e vegetale già usate nell’Antichità.

Preparazione dei granuli

La preparazione dei granuli avviene attraverso la fusione di sezioni più o meno grandi ricavate da un filo  o ritagliate da una lastrina d’oro. Su di un supporto piano di carbone si dispongono i ritagli e si rivolge su di essi la fiamma di un cannello a bocca: per azione della gravità i pezzetti si trasformeranno in granuli perfettamente sferici. Per ottenere grandi quantitativi più velocemente si potranno disporre i ritagli in un crogiolo di materiale refrattario su uno strato di polvere di carbone, alternandoli poi con altri strati di carbone. Poi si porta il forno a temperatura di fusione. I granelli ottenuti verranno lavati in acqua e opportunamente divisi secondo i diametri.

La saldatura

Le saldature si possono fare su di un fornello a carbone oppure con un cannello a fiato e la fiamma di una lampada a olio o cera.
Nel fornello si salderanno i pezzi più grossi poiché il calore avvolge tutto il gioiello e, con il cannello e la lampada, si rivolgerà la fiamma sui punti dove il lavoro da eseguire risulta più delicato. Rifacendoci al testo di Plinio, una volta preparato l’oggetto con i granuli posizionati si procede alla saldatura con la “santerna” preparata in precedenza. Con il cannello a bocca si dirige la fiamma sull’oggetto disposto su un supporto in carbone in modo da scaldarlo uniformemente. La santerna applicata assumerà un colore nero per effetto dell’ossidazione. Allorché il metallo diventa rovente l’ossido si riduce a rame metallico. In questo momento per una frazione di secondo si nota un lampo, una specie riflesso chiaro nella zona di saldatura. E’ in questo preciso istante che avviene il legame metallico della  “crisocolla” descritta da Plinio.

Attrezzi: cannello, lampada, fornello

Per costruire il cannello a fiato abbiamo utilizzato una canna di bambù sulla quale è stata innestata una sfera di metallo allo scopo di avere più volume d’aria in uscita e per evitare l’occlusione da parte di eventuali gocce di saliva del beccuccio curvo di rame, forato in punta, destinato alla saldatura.

La lampada è stata realizzata in terracotta su un modello di epoca romana, rinvenuto a Pompei. Il fusto piuttosto elevato sostiene una vaschetta oblunga leggermente inclinata, destinata a contenere olio o cera. Questa forma si adatta molto bene per gli usi di saldatura (l’oggetto è stato costruito dal maestro ceramista Giampaolo Stella di Rovigo).

Nota storica: per quanto riguarda il cannello a fiato, un altro tipo di cannuccia  diritta e con un puntale conico applicato, è raffigurata su di un dipinto egizio risalente al 1475 a. C. dalla tomba di Rekhmara a Tebe. Qui l’orafo esegue un lavoro di saldatura aumentando col soffio il calore sull’oggetto deposto nel braciere in modo da controllare a vista il procedimento dell’operazione.

Bibliografia specifica

G. Nestler – E. Formigli: Granulazione etrusca, un’antica arte orafa, Nuova immagine ed. Siena, 1994

A. Pacini: Appunti di bottega – microsaldature nell’oreficeria antica, vol. I, ed. Don Chisciotte, S. Quirico d’Orcia (SI), 2006

A. Pacini: Studi ed esperimenti su preziosi policromi etruschi, A. Pacini ed., www.aliseda.it

AA.VV: Le arti di Efesto – capolavori in metallo dalla Magna Grecia, Silvana ed., 2002, Cat. mostra Trieste

A. Ferdinando: L’orafo etrusco. Seguendo il suo cammino, Protagon Ed. Toscani, 2006 (contiene gli studi di Trilli)

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